La mappa del destino – Glenn Cooper

Questo terzo romanzo di Glenn Cooper fonde in un unico libro tre storie diverse, legate da un ristretto numero di elementi comuni.

La prima storia è ambientata ai giorni nostri ed inizia con un incendio nell’abbazia di Ruac, piccolo e trascurato paesino francese. In seguito a questo evento si scopre un manoscritto antico e sconosciuto che porta sulla scena l’archeologo Luc Simard, artefice di una mirabile scoperta: una grotta che risale all’Aurignaziano e sulle cui pareti si possono osservare dipinti favolosi. L’archeologo ottiene i finanziamenti per studiare la zona ma una maledizione sembra aleggiarci sopra. Per comprenderla bisogna scavare in un passato che si rivela incredibile e che mostra implicazioni fondamentali col presente.

La seconda storia è quella che riguarda il manoscritto, autore del quale è Barthomieu. Un monaco come altri? Sicuramente no, dal momento che egli fu legato a due persone di grande fama: Bernardo di Chiaravalle e Abelardo, il celebre compagno dell’altrettanto nota Eloisa.

L’ultima storia è ambientata, invece, ai tempi dell’Aurignaziano e ci completa il quadro che le altre due delineano in buona parte.

Una delle brevi informazioni contenute in copertina accenna a un dottorato conseguito dall’autore in medicina e, infatti, dal testo si desume in più occasioni la sua conoscenza del settore che, a volte, si rivela addirittura eccessiva per quanto non rovini l’insieme dell’opera. Se vogliamo, questo potrebbe essere l’unico piccolo suo difetto.

Certo, la storia non è scritta in modo tale da lasciare col fiato sospeso o far perdere ore di sonno per terminare al più presto la lettura ma la ritengo comunque un romanzo scorrevole ed avvincente. Contenta di averlo inserito nella mia libreria.

In particolar modo ho apprezzato -e questo è il motivo che più di ogni altro mi spinge a suggerire il libro- la commistione tra presente e passato e le tre storie narrate in una continua alternanza tra tempi storici. Ovviamente, chi si accinge a leggere il libro, deve apprezzare questa peculiarità.

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Promessa

Ti ho conficcato nel cuore una piccola freccia appuntita. E la tua sofferenza s’accentua perchè non potevi immaginare o intravedere in lontananza il minuscolo e potente dardo in arrivo. Non avrei mai voluto lasciarti addosso segni di dolore ma non ti chiedo scusa: con la ferita che non smette di sanguinare parole di perdono non servono a lenire il dolore. Non serve ammettere di essere dispiaciuti dopo che altri ti hanno fatto notare il male che hai arrecato ma posso -VOGLIO- donarti una promessa, se la vorrai accettare.

Con parole ferme estrarrò il dardo che ti ha sfregiato ed offeso il cuore, ti resterò accanto sperando che la mia presenza al tuo fianco sia una medicina efficace per spurgare la piccola piaga infetta. Ed i punti per cucirla saranno piccoli e teneri baci. Con carezze delicate ed attente ti benderò l’attenuata escoriazione e con ripetuti sorrisi ti medicherò ogni giorno con amore fino a quando non vedrò ridursi, o -come vorrei!- sparire, i segni.

La migliore ricompensa, se ci sarò riuscita, sarà un tuo sorriso. O, magari, uno sguardo magnetico. Quello che i tuoi occhi scambiano così volentieri con i miei, incantandoli in quella profondità che grazie a te ho inteso e in cui, accompagnandomi, mi infondi sicurezza e mi conduci… fingendo di conoscere un percorso che ogni volta si presenta come ancora inesplorato.


Estraniazione

L’aleggiante discussione nell’aria si sta concretizzando. Io e te. Uno di fronte all’altro ci scrutiamo come due soldati sul piede di battaglia, estranei per un momento, lontani chilometri nonostante la vicinanza dei corpi sia tale da consentire il contatto reciproco con un minimo movimento dell’altro.
Parli, più velocemente del solito e a ferirmi non sono le parole che escono dalla tua bocca ma il tono che le colora di un rancore che, se reale, avverto esagerato. E pesante come un macigno.
Alle tue parole oppongo silenzi, quei silenzi che ancora non sai se amare od odiare.
E non c’è bisogno che me lo dica tu: lo so, ho sbagliato, io per prima ho esagerato. Che vuoi che ti dica? A volte non è facile capirmi neanche da sola, a volte mi sembro una psicopatica cui nessuno ha ancora tentato di estirpare quei serpenti che malefici strisciano all’interno della mente.
Improvvisa, inaspettata, arriva la punizione e forse il suo metro è più lungo della colpa. Eppure tu, non consapevole, la metti in atto: le parole che pronunci mi arrivano come saette infuocate, come pugnali che volano taglienti e aguzzi al centro del bersaglio, il mio cuore.

In quel momento mi ricordi lui.
Parole che ho già sentito, tanto tempo fa, ma non proferite da te.
Lui che mi ha detto di avergli dato la più grande dimostrazione d’amore, quella che io non ho mai avuto. Lui e i suoi tradimenti, le sue bugie e il suo innegabile sadismo nel ferirmi giorno dopo giorno in cambio di pochi attimi di felicità.
Io e le mie lacrime, le mie paure, la mia anima lacerata e sempre più oppressa da quel carico che di giorno in giorno si faceva più gravoso e insopportabile.
Lui e il suo incomprensibile egoismo nel disegnarmi figura indefinita, nel non riuscire o non volere far sì che mi discostassi dalla sua vita.
Io e il mio perenne disamore per me nel lasciare che quel disegno prendesse forma, per lo stesso motivo.
E quelle parole, ora, le fai tue senza poter immaginare quel ricordo -uno dei tanti- riemerso, urlando, dal cantuccio in cui l’avevo riposto, piangendo, con cura. E’ ancora vestito delle mie lacrime e di quel sentimento misto d’angoscia e vuoto totale ma tu, questo, non lo puoi vedere.

Il sogno

Oggi pomeriggio, stanca, mi sono addormentata.
Un sonno insolitamente leggero mi ha trasportato in un sogno fatto di sorrisi, allegria, amore, certezze acquisite, timori rivelati infondati e di una luce gioiosa e calda. Dopo notti di incubi e risvegli lacrimosi col cuore in gola finalmente un Sogno ha accompagnato il mio riposo.
C’erano bambini felici che correvano verso di me, uno sguardo teneramente complice scambiato con chi amo, intorno amici sinceri e affetti veri. La semplicità di ciò che spesso sottovalutiamo o maltrattiamo.
C’erano parole, interi ed impetuosi fiumi di parole. C’erano canzoni. E c’erano anche poesie con qualche nota ripetuta a mo’ di ritornello in sottofondo. C’era, intorno, una natura splendente ed accogliente. E, certamente, c’era anche un buon bicchiere di vino bianco accostato a qualche spuntino messo in piedi in fretta e furia, neanche tanto ben riuscito a dire il vero, ma ad avere importanza è quel contorno di gesti ed emozioni che ti lascia sulle labbra e sulla pelle il sapore della felicità.

Al risveglio, i sorrisi del sogno si dipingono sulle mie labbra e mi sembra di avvertire, ancora semi-addormentata, quella stessa luce calda sul mio corpo. Apro gli occhi e noto i raggi del sole che, nonostante, la persiana mezza chiusa entrano a forza nella stanza per scaldare il lenzuolo che mi copre.

Sì, oggi ho dormito due ore. E a chi mi dice che dormendo ho perso tempo non posso che augurare di precipitare nel mio sogno: lì, gli mostrerò la bellezza delle cose che spesso ci sfugge da svegli. 

Riforma e controriforma attraverso la dinastia Tudor – parte 9/12

La religione nel regno di Edoardo VI

 Il nuovo re d’Inghilterra divenne Edoardo VI(1) che, nel 1547, aveva solo nove anni. Per quel che riguarda la sua educazione, ci limitiamo ad accennare quanto riguarda l’ambito religioso: era un esemplare figlio della Riforma, credeva nell’ibrida ortodossia in vigore alla corte di Enrico, aveva sempre assistito a funzioni sacre recitate in inglese, era quindi cresciuto senza il peso di quella nostalgia per la vecchia Chiesa e per la emessa in latino che aveva angustiato la generazione dei suoi genitori.(2)

Nel momento in cui salì al trono, Edoardo si trovò coadiuvato da sedici consiglieri -indicati da Enrico nel suo testamento-, dei quali i due principali erano Edward Seymour, duca di Somerset, e William Paget che, da subito, avevano preso in mano le redini del governo.

Il giorno prima dell’incoronazione Edoardo fu salutato come un “giovane re Salomone”, capace di continuare la nobile opera paterna di restaurazione della “verità antica” e di soppressione di ogni “rito pagano e detestabile idolatria”,(3) con un chiaro riferimento alla fede religiosa del nuovo re. Egli, che era sempre stato molto legato alla sorella Maria, si trovò allontanato da lei perché -a detta del Consiglio privato e del Lord protettore, il duca di Somerset- rappresentava un pericolo diplomatico e religioso, per via della sua dichiarata -e mai messa in dubbio- adesione al cattolicesimo che avrebbe rischiato di incoraggiare la resistenza dei cattolici che non erano mai riusciti ad accettare le imposizioni del precedente sovrano.

Da subito, su incoraggiamento di Edward Seymour, il parlamento aveva iniziato ad abrogare molte di quelle leggi e misure politiche adottate nel corso del regno di Enrico VIII: vennero riviste le leggi sul tradimento, che avevano reso possibile il dispostismo di Enrico, e vennero adottate altre misure. Il risultato cui portarono fu un rigurgito di anticlericalismo: gli odi per le ricchezze ecclesiastiche e i relativi privilegi esplosero con una furia devastante. In questo periodo furono cancellate le pratiche del digiuno quaresimale e delle penitenze, si dichiarò che il Purgatorio era una fantasia dei preti e si affermò il carattere superfluo del battesimo. Inoltre, vennero depredati chiese e monasteri -del resto già in rovina- fino ad arrivare alla scomparse di ogni immagine sacra; la violenza si riversò anche nelle strade e negli edifici pubblici assalendo gli ecclesiastici e sparando addosso ai fedeli che si recavano in chiesa.

Quest’esplosione di anticlericalismo portò ad attuare un rinnovamento in campo dottrinale attraverso la condanna delle opere buone ai fini della salvezza, per la quale si riteneva utile solamente la fede, stabilendo restrizioni sulla stampa e sulla lettura della Bibbia, e si sostituì la messa romana con un servizio eucaristico inglese, introdotto a partire dal 1548.

All’ostacolo rappresentato da Maria se ne aggiungeva un altro di non minore importanza: era chiaro che ogni ulteriore avvicinamento dell’Inghilterra al luteranesimo non faceva altro che suscitare la disapprovazione dell’imperatore e creare motivi di tensione con lui che, proprio in quel periodo, aveva ottenuto significative vittorie sui protestanti tedeschi. Questo problema si intrecciava comunque con quella della principessa Maria in quanto avevano già iniziato a girar voci circa una possibile dichiarazione di guerra da parte di Carlo V col pretesto di affermare la legittimità al trono della cugina. Ella, infatti, era stata dichiarata erede legittima di Edoardo -nel caso in cui questi fosse morto senza un erede- nelle volontà testamentarie del padre, cosa che avrebbe potuto dar luogo a cospirazioni o complotti politici.

Si decise di lasciare che Maria praticasse la fede desiderata, almeno fino a quando lo si fosse ritenuto opportuno e, probabilmente, meno dannoso che impedirglielo.(4)

 

Due anni dopo l’ascesa al trono di Edoardo, tra la primavera e l’estate del 1549, la popolazione inglese attuò una protesta contro il governo. Ricordiamo, in particolare, che in Cornovaglia i malumori scoppiarono nel momento in cui il governo ordinò che a, partire dal giorno di Pentecoste, si sostituisse la messa in latino con il nuovo servizio eucaristico in inglese. Oltre a protestare per le modifiche introdotte in campo religioso, i ribelli chiedevano anche che si risolvesse la carenza di cibo e il rialzo dei prezzi. Ribadiamo, però, che ciò che più premeva loro erano interventi di carattere religioso: rivolgevano la vecchia messa romana, le vecchie statue, le vecchia immagine di Cristo, della Madonna e dei santi, il ripristino dei sette sacramenti, delle litanie, dei vespri, delle benedizioni, ecc. La rivolta venne repressa in agosto. Nonostante le chiare espressioni di insoddisfazione nei confronti dell’operato del governo, esso non fece altro che svalutare il prezzo della moneta con il conseguente aumento nei prezzi; ed era la seconda volta che ciò accadeva nel giro di pochi anni.(5)

Con questi eventi ebbe fine l’autorevolezza del Protettore che aveva dimostrato di non essere in grado di mantenere l’ordine e si era attirato l’odio di colleghi e cortigiani così il consiglio decise all’unanimità di deporlo dalla sua carica e a rivestire la carica da lui ricoperta fu Dudley.(6)

Per l’intera durata del regno di Edoardo, il re fu in contrasto con la sorella Maria per le questioni inerenti la religione. Se in un primo momento, egli aveva concesso alla sorella di praticare in privato il culto che avesse preferito, col passare del tempo l’accondiscendenza del fratello (o meglio, del Consiglio privato) si indebolì sempre più fino a quando, non riuscendo a far desistere Maria dalle proprie convinzioni, le si impedì anche di professare il proprio culto in privato. Ella riuscì, nonostante il divieto, a far celebrare la messa nella propria dimora secondo il culto cattolico, in maniera del tutto segreta.(7) Il forte dissapore con il fratello, indusse Edoardo -in punto di morte- a modificare la linea di successione nominando eredi al trono, per primi, i figli di Frances Brandon, cugina del re, poi, in mancanza di loro discendenti maschi, i figli delle tre figlie di Frances e, infine, i figli di Margaret Clifford, nipote di Charles Brandon e Maria Tudor. Il motivo per cui ciò accadde fu probabilmente dovuto al cambiamento maturato nel carattere di Edoardo, nel momento in cui fu posto sotto la tutela di Dudley; infatti, a partire da quel momento, si irrigidì ancor più la sua avversione verso la vecchia fede, tanto da non tollerare l’idea di una regina cattolica sul trono d’Inghilterra. Invece, l’esclusione di Elisabetta dalla successione, che aveva aderito alla nuova religione, può essere dovuta al fatto che Edoardo, comunque, reputava intollerabile che una donna fosse alla guida di un regno.(8)

Il giovane e debole re concluse il suo breve regno il 6 luglio 1553, devastato dalla tubercolosi che lo stava affiggendo.(9)

 

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(1)Per un breve ritratto del giovane re si rimanda a Erickson C., Maria la Sanguinaria, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2007, pp. 245-249
(2)  Erickson C., Maria la Sanguinaria, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2007, p. 246
(3)  Ibidem, p. 248
(4)  Ibidem, pp. 249-252
(5)  Ibidem, pp. 256-258
(6)  Ibidem, p.264 e pp. 267-268
(7)  Per informazioni approfondite si rimanda a Erickson C., Maria la Sanguinaria, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2007, pp. 281-295
(8)  Ibidem, p. 299
(9)  Ibidem, p. 297 e p. 301

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