Ascoltando “River flows in you”

Accordo un pianoforte deriso dal tempo,
riprendo in mano uno spartito logoro e ingiallito
custode delle note di una vecchia storia d’amore.
Pochi suoni e quella storia torna a vivere,
il mi dei battiti del mio cuore, il si dei passi verso di te,
il sol di quelli compiuti nella direzione opposta, il fa di ogni sorriso,
il re di ogni litigio, il la di ogni notte passata insieme,
il do della sua prevedibile fine. E torno alla realtà.

Riforma e controriforma attraverso la dinastia Tudor – parte 5/12

L’arrivo a corte di Anna Bolena

La situazione subì, in qualche modo, un’impennata quando a corte, nel 1522, giunse Anna Bolena(1), sorella di Maria, un tempo amante del re. Dopo esser stata allontanata da corte da Wolsey, vi venne riammessa nel 1525 o nel 1526. In questo periodo la giovane Bolena era all’apice della sua bellezza ed il re se ne innamorò perdutamente come dimostra anche il fatto che, per lui, Anna non doveva essere una distrazione dal problema della successione, come era stata -ad esempio- Bessie Blount, ma doveva incarnare la risoluzione del suo problema e non in veste di amante ma di moglie del re.(2)

Questo nuovo amore diede ad Enrico la forza per dedicarsi con rinnovato ardore alla situazione del suo paese: iniziò una serie di trattative con i francesi, in vista di un matrimonio della figlia Maria con il re francese Francesco I o con un suo figlio, e questo portò ad un deterioramento dei rapporti con l’imperatore. Quest’ultimo continuava a ricevere l’appoggio di Caterina che, nonostante avesse trascorso in terra inglese la maggior parte della sua vita, non poteva fare a meno di identificarsi con gli interessi del nipote Carlo V. L’atteggiamento di Caterina non poteva che peggiorare la sua situazione matrimoniale e lo stesso cardinale Wolsey iniziò a considerarla come un elemento pericoloso.(3) D’altro canto, il disprezzo era reciproco dal momento che la regina riteneva Wolsey responsabile di ciò che le stava accadendo, certa che fosse colpa di quell’uomo se il marito aveva iniziato ad interpellare i più illustri uomini di chiesa e teologi perché si esprimessero circa la validità del suo matrimonio.(4)

Nel 1527 Enrico diede via alle pratiche che gli avrebbero consentito di sciogliere l’unione con la regina. Non è facile capire che cosa avesse spinto il re ad agire proprio in quel momento e non si può seguire l’evoluzione del pensiero di Enrico in quanto le testimonianze che ci sono giunte rivelano non quel che il re pensava realmente ma quel che egli voleva si sapesse.(5) Precisiamo che ciò a cui puntava Enrico non era il divorzio ma la conferma dell’invalidità del suo matrimonio e -di conseguenza- il suo annullamento. Questo era un compito che avrebbe potuto essere svolto da Wolsey che in virtù di legato papale sembrava avere l’autorità sufficiente; a ciò si aggiungeva l’esistenza di precedenti ai quali poter far riferimento, come dimostravano le sentenze che avevano sciolto sia il matrimonio di Margherita Tudor sia di Charles Brandon.(6) Ciò in cui sperava Enrico era l’istituzione di un solenne tribunale inglese presieduto dal cardinale in veste di legato pontificio affinchè emettesse una sentenza di condanna dell’illecita dispensa -concessa tempo addietro per consentire l’unione di Enrico e Caterina– che portasse alla separazione dalla moglie senza né scandalo né clamore. Forse sarebbe andato tutto come previsto se, a complicare la situazione, non fosse giunta la notizia che Roma era stata conquistata dalle truppe tedesche e spagnole di Carlo V.

Wolsey si era reso immediatamente conto del peso che questi eventi avrebbero potuto avere sulla soluzione del problema del re ma riteneva anche che vi fossero problemi di natura più urgente: il pontefice era nelle mani del potere secolare e la Chiesa aveva bisogno di un salvatore. Wolsey aveva intenzione di essere proprio lui quel salvatore, progettando di convocare i cardinali ad Avignone e di presiedere una corte papale in esilio, ma il suo progetto fallì.(7)

Nel frattempo sembrava aver trovato, però, una soluzione per il caso del sovrano: fino a quel momento nelle discussioni teologiche e di diritto canonico era stato dato un gran peso alla verginità o meno di Caterina al momento delle nozze con Enrico ma Wolsey comunicò che, secondo la legge canonica, il fatto che Caterina e Arturo si fossero uniti in matrimonio era un fatto sufficiente ad impedirne una nuova unione in quanto si trattava di “impedimento di pubblica onestà”.

Nonostante ciò, Enrico aveva iniziato a seguire una via alternativa, all’insaputa del cardinale. Aveva, infatti, fatto redigere due bolle che avrebbero dovuto essere consegnate al papa: la prima gli concedeva la possibilità, una volta libero da Caterina, di sposare qualsiasi donna avesse voluto […]. Il contenuto della seconda bolla era a dir poco sorprendente: di fatto, essa legittimava la bigamia. Se non si fosse trovato il modo per invalidare il matrimonio di Enrico con Caterina […] il papa avrebbe dovuto consentire al re di prendere una seconda moglie.(8)

Al soglio pontificio sedeva allora Giulio de’ Medici, papa Clemente VII, che si trovò conteso tra due fuochi: da una parte gli veniva chiesto di assecondare le ragione di re Enrico VIII che, lo ricordiamo, era stato nominato difensore della fede; dall’altra si trovava ancora prigioniero dell’imperatore Carlo V che, come ben si sa, in questa questione appoggiava la zia Caterina d’Aragona. Clemente VII, come era solito fare, tentennò.(9)

Enrico si decise ad inviare in Italia altri due inviati, gli avvocati Edward Fox e Sthepen Gardiner, i quali trovarono il papa in condizioni miserevoli. Ebbero però poca pietà delle sue sofferenze: loro compito era persuadere il papa ad appoggiare e risolvere serenamente la situazione del re inglese, poco importava se per raggiungere il loro scopo avessero dovuto aggiungere minacce alle parole proferite. E, di fatto, fu ciò che fecero:prima di lasciare l’Italia, i due riferirono al papa che, se Enrico non avesse ottenuto soddisfazione dalla corte papale, avrebbe trovato un altro modo per placare la propria coscienza e per liberarsi dell’attuale moglie […] ed aggiunsero che se il re avesse cercato altrove una soluzione, sarebbe forse stato costretto a vivere al di fuori dalle leggi della santa Chiesa.(10)

Nel frattempo, mutava a corte la condizione di Anna. Infatti, i postulanti iniziarono a rivolgersi a lei come un tempo si riferivano a Caterina: per quanto non fosse ancora regina pareva destinata a diventarlo.

Ad occuparsi del problema del re era, in quel momento, il cardinale Campeggio il quale, insieme a Wolsey, avrebbe dovuto presiedere un tribunale che aveva il compito di giudicare la validità della dispensa papale emessa da Giulio II per consentire il matrimonio tra Enrico e Caterina e, quindi, la legittimità del matrimonio. Questo in base alle direttive ufficiali ma, in realtà, Campeggio ne aveva anche ricevute altre segrete che contrastavano con il fine apparente della sua missione ufficiale.(11)

Non solo la maggior parte dei membri della corte ma anche il popolo dimostrava sempre più il suo appoggio alla causa di Caterina; Enrico tentò di rivolgersi loro con un discorso volto a spiegare i motivi per cui doveva annullare il suo matrimonio, assicurando ai sudditi l’affetto e l’alta considerazione che aveva per la moglie.(12)

Un altro ostacolo al desiderio del re fu la salute malferma del papa, tanto che lo si diede per morto, ed Enrico ordinò ai suoi due inviati in Italia di ricorrere a qualsiasi mezzo di convinzione pur di essere certi che a sostituire Clemente VII in caso di morte sarebbe stato Wolsey, o piuttosto Campeggio, poiché dall’appoggio del papa dipendeva l’esito della controversia che opponeva Enrico alla moglie.

Alla fine, il re decise di dare licenza di procedere a Campeggio e Wolsey -che avrebbero potuto emanare una sentenza di autorità- e questi convocarono il tribunale legatizio per il 31 maggio 1529.(13) Lacerato tra la forza inspiegabilmente superiore degli argomenti di Enrico e la volontà del papa di evitare una sentenza, Campeggio giocò tra mille angosce la sua ultima carta. Quando, il 23 luglio, il procuratore del re avanzò la richiesta formale di giudizio il legato si alzò e annunciò che, poiché in quel periodo in tutti i tribunali di Roma le udienze erano sospese, era anch’egli obbligato a sospendere le sedute e a riconvocare il tribunale in ottobre.(14) Con ciò si concluse il primo atto della lotta di Enrico per ottenere il divorzio. Negli anni seguenti, l’atteggiamento di devozione maritale nei confronti di Anna, non ancora sua moglie, sdegnava i visitatori stranieri così come il popolo. Addirittura il re, risalendo secoli addietro, riuscì a trovare antenati illustri ai Bolena e dare alla loro famiglia un nuovo prestigio, cosa che rese Anna oggetto di facezie tra i cortigiani e suscitò nuovamente lo sdegno dei sostenitori di Caterina tanto da sfociare in propositi di violenza omicida.

Enrico continuò a studiare intensamente il suo caso e Wolsey uscì di scena e, dopo esser stato accusato di aver abusato della propria autorità legatizia, fu privato delle sue cariche secolari e di gran parte delle sue ricchezze.(15) Se in un primo momento Enrico si lamentò del caos lasciato dal ex-cardinale tra gli affari di governo, con il passare del tempo si rese conte della vastità e della complessità dei compiti che il suo cancelliere aveva svolto nel corso degli anni e prese ad apprezzarne sempre più l’operato. Nonostante l’immensa mole di lavoro, Enrico -insoddisfatto dei suoi consiglieri- preferiva farsi carico di tutto.(16)

Dopo esser stato minacciato dal papa, il re lo accusò di ignoranza e simonia, minacciando di risolvere la questione all’interno del suo paese, senza tenere in considerazione l’autorità pontifica. A questo punto, Carlo V iniziò a ventilare l’ipotesi di una guerra per difendere la causa della zia ed anche i potenti di tutta l’Europa cattolica lo avversavano; egli cercò sostegno tra le forze dell’opposizione religiosa, ovvero tra i seguaci di Martin Lutero, quello stesso Martin Lutero contro il quale aveva scritto un libro, ma anch’egli appoggiò la causa della regina.(17)

Incoronazione e matrimonio con Anna

Nel gennaio 1533 Enrico decise di sposare Anna, in gran segreto e alle presenza di pochissime persone; solo tre mesi dopo l’evento la nuova regina si presentò in pubblico in vesti regali. La sua incoronazione avvenne nel maggio 1533 e i sudditi notarono subito il suo già avanzato stato di gravidanza.

In quello stesso periodo il nuovo arcivescovo di Canterbury, Thomas Cranmer, aveva iniziato le pratiche per por fine definitivamente alla questione del rapporto tra il re e Caterina: il loro matrimonio era stato dichiarato non valido il 23 maggio e si era affermata la legittimità e l’indissolubilità del legame tra Enrico e Anna. Questo episodio è la dimostrazione del fatto che il re aveva deciso di scavalcare il papa eleggendo un vescovo inglese ad arbitro della sua coscienza,(18) cosa che lo avrebbe portato al prepotente distacco dalla Chiesa cattolica.

In data 11 luglio 1533 papa Clemente VII emanò una sentenza di scomunica, un provvedimento definito e inappellabile anche se il pontefice lasciò uno spiraglio aperto alla riconciliazione che sarebbe stata possibile se Enrico avesse ripreso con sé Caterina e avesse mutato il proprio modo di vivere. Il sovrano non si diede neanche pena di rispondere.

Oltre che a rovinare i rapporti con la Chiesa, il nuovo matrimonio di Enrico contribuì anche a mutare, in maniera significativamente negativa, la sua immagine all’estero.(19)

Ogni turbamento del re veniva, però, attenuato dalla gioia della gravidanza di Anna, certo che avrebbe portato alla nascita del tanto desiderato figlio maschio. Il 7 settembre 1533 nacque Elisabetta.(20)

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(1)Per informazioni circa la vita di Anna Bolena si rimanda a Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, pp. 155-158
(2) Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, p. 158
(3) Erickson C., Maria la Sanguinaria, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2007, p. 93
(4) Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, p. 161
(5)Per conoscere le varie ipotesi che si sono diffuse circa i motivi che condussero Enrico a tale scelta si veda Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, pp. 165-167
(6)Per informazioni vedi Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, pp. 167-168 e Erickson C.,Maria la Sanguinaria, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2007, pp. 89-91
(7)Per la conoscenza dei fatti si rimanda a Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, pp. 169-171 e 173-174.
(8) Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, pp. 174-175
(9)Per un breve ma interessante ritratto del papa vedi Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, pp. 176-177
(10) Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, p. 180
(11)Per conoscere nel dettaglio le direttive segrete ricevute vedi Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, pp. 188-189
(12) Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, p. 190
(13)Per informazioni più precise si veda Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, pp. 193-195
(14) Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, p. 196
(15) Ibidem, pp. 197-201
(16) Ibidem , pp. 203-204
(17) Ibidem, pp. 204-205
(18) Ibidem , p. 207
(19) Ibidem, p. 210
(20) Ibidem, p. 212

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Riforma e controriforma attraverso la dinastia Tudor – parte 4/12

Il problema della successione

Il 1521 è l’anno in cui comincia a farsi sempre più prepotente il problema della successione: dopo 12 anni di matrimonio, Caterina aveva avuto quattro gravidanze di cui solo una si era conclusa positivamente con la nascita di Maria, una bambina sana e robusta; gli altri figli erano morti o al momento stesso del parto o nel giro di poco tempo. (1)

Reale era dunque il problema che portava chiunque ad interrogarsi su chi avrebbe potuto succedere ad Enrico se questi fosse morto prima di avere un erede maschio. Vi erano alcuni possibili candidati: il duca di Buckingam, uomo di grande potere e molto amato nel paese, che venne giustiziato per alto tradimento, Richard de la Pole, discendente degli York che poteva vantare l’appoggio francese, Giacomo, figlio di Margherita Tudor e Giacomo IV e Henry Brandon, figlio di Maria Tudor e Charles Brandon.(2)

Dal momento che Maria, la figlia che Enrico aveva avuto da Caterina, cresceva senza problemi e splendeva in intelligenza e acume si ritenne che la disgrazia che aveva investito la coppia reale a proposito della successione non poteva essere imputata neanche a Caterina (la possibilità di incolpare il re per ciò era non solo impensabile ma addirittura punibile). Si iniziarono a diffondere voci, ed il re se ne convinse, che il motivo per cui l’erede maschio tardava ad arrivare poteva essere ravvisato in una punizione divina, una punizione che colpiva la coppia perché il matrimonio era vissuto alle spalle di due peccati gravissimi: l’incesto(3) e l’omicidio(4). Per uomini e donne del XVI secolo questa spiegazione in termini di punizione divina era naturale e ci mise poco a trovare fertile terreno nella fervida immaginazione di cui era dotato Enrico. Per comprendere il rapporto che il re aveva con la religione basta pensare al modo in cui essa venne vissuta e interpretata dalle persone a lui più vicine nel primo periodo della sua vita: i genitori e la nonna Margaret.(5)

Nel momento in cui si iniziò a parlare del futuro matrimonio di Maria, promessa in sposa prima al Delfino di Francia (1518)(6)poi a Carlo V (1522), si presentò una clausola: nel caso in cui il padre non avesse avuto figli maschi, ella gli sarebbe succeduta. Quest’idea, però, turbava Enrico che si interrogava su quali legittime pretese al trono il futuro sposo avrebbe potuto avanzare.(7)

Nel frattempo, tuttavia, Enrico aveva preso una decisione: se non riusciva ad avere un figlio maschio che fosse concepito nel letto regale, avrebbe potuto farlo al di fuori di esso scegliendosi un’amante. E proprio da un’amante,Bessie Blount, il re ebbe un figlio maschio che venne chiamato Henry Fitzroy e che avrebbe potuto diventare erede del trono(8). Nonostante questa nascita, però, Enrico continuava ad essere tormentato circa la natura del suo matrimonio con Caterina: oltre che per i già noti problemi cui si è accennato, la regina entrò in menopausa e questo non le avrebbe consentito di avere altri figli. Il re, dunque, si interrogava sul da farsi: lo scopo del matrimonio era la procreazione ed il suo non avrebbe più portato tali frutti. Compito di un re cristiano era quello di assicurare il trono ad un erede e, se avesse tenuto in piedi il matrimonio con la regina, sarebbe venuto meno ai suoi obblighi morali. Ormai, inoltre, era convinto che Dio disapprovasse l’unione con la donna che era stata sua cognata e non avrebbe trovato pace finchè non l’avesse sciolta.(9)

A rendere più urgente la risoluzione della questione vi furono due eventi occorsi ad Enrico che misero in pericolo la sua vita.(10) Il re fece nominare Maria principessa del Galles e Henry Fitzroy fu condotto a corte ed innalzato ad una posizione che lasciava intendere quali fossero le intenzioni del sovrano in tal senso. Quello che era solo un bimbo di sei anni venne insignito del titolo di conte di Nottingham e poi di quei titoli posseduti da Enrico in gioventù, duca di Richmond e di Somerset.(11)

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(1)Erickson C., Maria la Sanguinaria, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2007, p. 13-15, 18, 21-22, 41
(2) Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, pp. 137-138
(3)Ricordiamo che Caterina fu, per pochi mesi, moglie di Arturo Tudor.
(4)L’omicidio a cui si fa riferimento è quello del Edoardo di York, Conte di Warwick, avvenuto nel 1499, per alto tradimento. In quanto erede degli York avrebbe potuto avanzare pretese al trono d’Inghilterra e minacciare la neonata dinastia Tudor perciò Enrico VII, sembra su pressione dei reali spagnoli che avevano appena promesso la figlia in sposa ad Arturo Tudor, diede ordine di uccidere l’uomo.
(5) Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, pp. 26-31
(6)Per informazioni circa il fidanzamento con il Delfino di Francia si rimanda a Erickson C., Maria la Sanguinaria, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2007, pp. 37-41
(7)Per maggiori informazioni si veda Erickson C., Maria la Sanguinaria, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2007, pp. 66-67
(8) Erickson C., Maria la Sanguinaria, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2007, p. 46 e pp. 68-69
(9) Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, pp. 130-132
(10)Per avere notizie circa gli incidenti capitati al re si vada a Erickson C., Maria la Sanguinaria, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2007, pp. 70-71
(11) Erickson C., Il grande Enrico, Cles, Mondadori, Oscar Storia, 2008, p. 134

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