La prima

teatro

Parole, sospiri, pause, silenzi.
Trascorrono i minuti,
tra una domanda inespressa,
che forse è anche tua.
Il tempo trascorre lento
-tremenda l’attesa- e
veloce -ma no, dai, ancora un attimo
e poi la domanda uscirà!
Solo per un saluto, ma chi ci crede!-
Tasto rosso premuto, la linea si chiude
il tempo è finito. E la domanda
-l’avresti detto- ancora non ha confidenza
con le timide corde vocali.
Passa mezz’ora -è troppo presto…-
poi un’ora -dai, ancora un minuto!-
una commissione inventata qui, ed una là
un’ora e mezza -magari ora ti chiama…-
due ore -lo storico delle chiamate in uscita-
un’altra volta il tasto verde pigiato
-non volevo mica disturbare, volevo solo
chiederti se…- e la domanda si fa strada
tirando calci furiosi qua e là
per nascondere il forte tremore.
E ancora una volta, brusca stavolta,
la linea si chiude -pensi a uno scherzo,
mica che sia vero…-.
Trascorrono le ore, il silenzio assordante
interrotto da un apatico, stringato messaggio
-e tu ancora pensi alla beffa-.
È il momento d’andare, un’altra telefonata
-e sei ancora in attesa, che speri-.
La normale quotidianità narrata
-una maschera senz’altro, impossibile
il contrario!- e il fremito d’ansia
per la sorpresa ti investe.
I margini per l’attesa si esauriscono
piano -vuol proprio giocare!-
e sullo spettacolo s’alza il sipario.
Scruti tra le tende, cerchi il viso noto
-ma che aspetta, l’atto finale?-
e continui a prestar attenzione alla recita,
distratta. Ed arriva il tuo turno
-vedrò i suoi occhi alla fine?-
e parti decisa ma gli attori di prima,
la loro bravura, non fai altro che ripetere
una scena già vista.
Lo show si conclude, via gli ospiti
felici, la gente si stringe intorno
alle star, volano autografi, sorrisi,
entusiasmo.
Nei camerini ci si veste,
addosso gli abiti d’ogni giorno
nessun mazzo di fiori nel vaso,
nessun ammiratore, lì fuori
ad aspettarti -davvero non c’eri-.

 

83 anni

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83 anni sulla schiena sono tanti
più degli anni pesano i ricordi.
Ti immagino castigata e seria
figlia degli anni che vivevi.
Il 29, la crisi e tu che ti affacci alla vita,
un’infanzia spezzata dal fascismo,
una fanciullezza rubata,
adulta nel difficile dopoguerra.
Eppure mi racconti di risa, di spensieratezza
e in quei momenti sorridi al pensiero
dimentichi le ristrettezze, i disagi.
Parli di un amore che fatico a immaginare,
a rendere concreto, la tua voce è pudica
ma l’occhio un po’ malizioso
un poco lascia intuire.
Di quell’amore è palpabile
la tenerezza immensa e sempre crescente
tenerezza che è compagna
di ciò che ora ti resta:
il ricordo di quell’amore mai finito.

 Sfogli un libro e mi illustri
le immagini dei tuoi anni.
Racconti ciò che altre generazioni
non mi possono dire
così come fai tu.
Ti ascolto con un orecchio
e mi sento colpevole
dell’incompleta attenzione che ti presto:
di immortalarti in questo istante
ho bisogno…domani non sarebbe uguale.

 

Repressione

Bicchiere_rovesciato  

Costretto ad esprimere un’opinione obbligato a dare una risposta tacere non t’è consentito. Al tuo silenzio la condanna ad una pena di ossessive domande. Costretto ad esprimere un’opinione obbligato a dare una risposta tacere non t’è consentito e dovrai pure saper scovare la corretta opinione, la giusta risposta. Se sbagli o avversi un pensiero altrui? Quando si dimostrerà la correttezza a vita ti sarà rinfacciato, per giorni evidenziata la tua supposta carenza. Non osare sbagliare! Non osare esprimere opinione che non abbia il placito benestare! Piuttosto fai sfoggio di finta incompetenza che non t’appartiene! Si gode degli errori altrui e della propria presunta intelligenza e larghezza di vedute che nasconde solo ingenua ignoranza. Si gode…e un bicchiere d’alcool accompagna il vuoto gaudio che ostenti.

Moto Veloce

strada sul mare corso

 

Rapida si svela l’alba
e si scontra con una fresca brezza marina
la dolce primaverile luce mattutina.
Veloce corre la moto nera
un intero inverno rimasta silente
ed ora impaziente si scuote dal lungo riposo.
Tre macchine in strada
e con la moto che brucia l’asfalto
fan quattro storie diverse
unite in una sola tragedia.
La moto tenta un sorpasso azzardato…
…l’impatto, lo schianto…
…il dolore che esplode improvviso. Irreversibile.
-“Un morto e tre feriti!”- urlan presto i giornalisti,
e i primi accorsi sul posto
infuocano il cicaleccio e notizie frammentate,
sfuggenti, distorte, errate.
Il centauro giace sull’asfalto
strappato alla vita e alla moto distrutta,
un corpo unico e vivo fino all’istante prima.
Pezzi sparsi di moto e di vita infranta.
A casa, una giovane moglie e due figli:
resta l’amore taciuto, le cose non dette
i progetti sospesi o interrotti,
il dolore schiacciante e opprimente
che il tempo e i ricordi un poco attenueranno.
Eterno resta e forse inconscio
un muto rimprovero per il sorpasso tentato.

 

 

Il fiore reciso

fiore-di-campo

Galleggia reciso nell’acqua abbondante
un lungo fiore di campo.
Quasi solitario, sul lato d’una discarica,
cresceva.
L’hai colto con aspra e ruvida cura,
un vaso accogliente, a lungo
rimasto vuoto l’attendeva.
Solo qualche margherita
facilmente appassita
ha infranto il silenzio,
interrotto la noia.
Il fiore reciso t’è grato
del nuovo orizzonte che mostri:
ci metterà tempo a capire
che ogni linea d’orizzonte
nasconde un po’ della notte
che scende e poi si dissolve
con l’alba del nuovo giorno che nasce.
Tetro il primo tramonto,
respiro di sollievo, l’alba,
macchiato da una certezza:
la notte presto ritorna.

Ed io…anch’io sono un fiore reciso.
Ma io, anch’io sono una margherita?

Il rogo

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Un caldo rovente mi squarta cuore e stomaco
ed il paradosso dei brividi freddi e del tremolio
mi coglie malvagio. Alleato di un disgustoso senso
di nausea che non sfocia in vomito, alleato di un rigirarsi
dell’intestino che mi rilassa i muscoli e mi causa vergogna.
Basta! Vi prego! Concludete questa tortura!
Aumentate la pira di legna, alzate il fuoco!
Lasciate che mi divori…sarò lieta di agognare,
di morire per l’ultima volta. Ho aperto gli occhi
ed ho visto… la caccia alle streghe esiste ancora.
Volete additarmi colpevole? E sia, eccomi pronta.
Siate decisi con le vostre condanne!
Siate decisi con questo rogo!

Ora…ora lo so…la caccia alle streghe non è mai finita.

Maschera d’ipocrisia

maschera

 

Indosserò una maschera d’ipocrisia
e con ella sfoggerò un eterno abito
cucito di sorrisi e gentilezze.
Vi illuderete di conoscermi,
di sapere ogni cosa di me:
la maschera nasconderà
i miei risolini e i miei brindisi
alla vostra beata illusione.
Non mi nasconderò
ma sarà solo per chi mi ama
ed all’amore fonde il rispetto;
per chi ama -anche sinceramente, non lo nego-
ma non ripugna l’egoismo e cerca il servilismo altrui,
per chi non tollera proteste o pensieri differenti
accorderò ancor meglio i fili che intrecciano
la maschera, la mia protezione dal mondo esterno.
Amato o non amato che sia.
Conosciuto da anni o da un momento soltanto.